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La contemplazione per tutti
 


G. Van der Weyden, Sant'Antonio, sec XVIIl santo ritiene che tutti i cristiani sono chiamati alla contemplazione infusa in genere, senza specificazione di grado, perché la contemplazione è necessaria alla perfezione delle virtù: "Quelli che vogliono acquistare tutta la giustizia, cioè la fede in Dio, la carità verso il prossimo, la penitenza verso se stessi, è necessario che vivano... nella quiete dello spirito e nella dolcezza della contemplazione".

La vocazione alla contemplazione mistica suppone che l'anima abbia i requisiti per riceverla. Tra questi, Antonio enumera:

  • la purezza di cuore, che si estende al distacco da ogni cosa creata;
  • la povertà, che esige lo spogliamento completo, almeno affettivo, dei beni terreni;
  • umiltà, che è una povertà superiore, perché spogliamento del proprio io e riconoscimento della miseria e nullità della natura umana.

Un'altra virtù che dispone particolarmente alla contemplazione è la castità perfetta. Pochissimi autori mistici fanno menzione di questo requisito riservato a una schiera limitata di anime. Sant'Antonio parla indubbiamente di un'esperienza personale. Egli fu un giglio candidissimo di purezza. Per la maggioranza dei cristiani che vive nel matrimonio è sufficiente la purezza di mente (mentis puritate), conciliabile con il loro stato.

Testo di Antonio Giuseppe Nocilli, adattato da p. Paolo Floretta



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