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Il giumento (la mula)
 


G. Tessari, Il miracolo della mula, 1515Nella regione di Tolosa il beato Antonio, avendo disputato con veemenza intorno al salvifico sacramento dell'Eucaristia contro un eretico incallito, e lo aveva quasi convinto e attirato alla fede cattolica, sennonché colui, dopo molti e vari argomenti cui si sforzava di sottrarsi, aggiunse queste parole:

"Lasciamo le chiacchiere e veniamo ai fatti. Se tu, Antonio, riuscirai a provare con un miracolo che nella Comunione dei credenti c'è, per quanto velato, il vero corpo di Cristo, io, abiurata assolutamente ogni eresia, sottometterò senza indugio la mia testa alla fede cattolica".

Il servo del Signore con grande fede gli rispose: "Confido nel mio salvatore Gesù Cristo che, per la conversione tua e degli altri, otterrò dalla misericordia di lui quanto richiedi". Si alzò allora quell'eretico e, invitando con la mano a far silenzio, parlò: "lo terrò chiuso il mio giumento per tre giornate e gli farò provare i tormenti della fame. Passati i tre giorni, lo tirerò fuori alla presenza della gente, gli mostrerò la biada pronta. Tu intanto gli starai di contro con quello che affermi essere il corpo di Cristo. Se l'animale così affamato, trascurando la biada, si affretterà a adorare il suo Dio, crederò sinceramente alla fede della Chiesa". Subito il padre santo diede il suo assenso. Allora l'eretico esclamò: "Udite bene, popoli tutti!".

A che indugiare con molte parole? Arriva il giorno stabilito per la sfida. La gente accorre da ogni parte e affolla la vasta piazza. E' presente il servo di Cristo, Antonio, attorniato da una fitta folla di fedeli. Vi è l'eretico, con la caterva dei suoi complici. Paratosi per celebrare in una cappella che sorgeva vicino, il servo di Dio vi entrò con gran devozione per il rito della Messa. Terminato questo, uscì verso il popolo che stava in attesa, portando con somma riverenza il corpo del Signore. Il mulo affamato è menato fuori della stalla, e gli si mostrano cibi appetitosi.

Finalmente, imponendo il silenzio, l'uomo di Dio con molta fede comandò all'animale dicendo: "In virtù e in nome del Creatore, che io, per quanto ne sia indegno, tengo veramente tra le mani, ti dico, o animale, e ti ordino di avvicinarti prontamente con umiltà e di prestargli la dovuta venerazione, affinché i malvagi eretici apprendano chiaramente da tale gesto che ogni creatura è soggetta al suo Creatore, tenuto tra le mani della dignità sacerdotale sull'altare". Il servo di Dio nemmeno aveva finito queste parole, quand'ecco la bestia, trascurando il foraggio, chinando e abbassando la testa fino ai garretti, si accostò genuflettendo davanti al vivifico sacramento del corpo di Cristo.

Infrenabile gioia ne viene ai fedeli e cattolici, mestizia e avvilimento agli eretici e miscredenti. Dio viene lodato e benedetto, la fede cattolica esaltata e onorata; l'eretica pravità è svergognata e condannata con vituperio sempiterno. L'eretico suddetto, abiurata la Usa dottrina in presenza di tutti, prestò da allora leale obbedienza ai precetti della santa Chiesa (Benignitas 16,6-17).



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