Il Messaggero di sant'Antonio

«E il Signore mi diede dei fratelli…»

Negli ottocento anni della sua storia, il carisma francescano ha saputo declinarsi in varie forme. Una di queste è senz’altro la dimensione laicale. Ma oggi è ancora possibile essere francescani e laici?

di Sabina Fadel, padre Ugo Sartorio

Un carisma sempre attuale. San Francesco fonda il Terzo Ordine, di Ubaldo Oppi (Basilica di sant'Antonio, Padova)«Associazione Qiqajon», Milano: una rete di famiglie che accolgono minori in difficoltà cercando al contempo di diffondere una cultura della solidarietà e del volontariato familiare. Cooperativa sociale «Fratelli è possibile», Santarcangelo di Romagna (Rimini): cooperativa di multiservizi – nata mettendo in comune i risparmi dei soci – che si occupa di ristrutturazioni edili, pronto intervento idraulico-elettrico, ma anche della creazione di loghi, realizzazione e vendita di bomboniere equo-solidali e ideazione di siti web. «Sorelle francescane della Nuova Gerusalemme», Nebbiuno (Novara): accolgono donne e minori in difficoltà, spesso vittime di sfruttamento. «Villaggio San Francesco», Borgo San Lorenzo (Firenze): residenza sanitaria assistita per anziani non autosufficienti e per nuclei familiari, soprattutto immigrati, in temporanea difficoltà. Che cos’hanno in comune queste realtà, apparentemente così differenti? Sono state tutte create e sono attualmente gestite da francescani secolari, vale a dire da laici differenti per età, sensibilità, convinzioni politiche, storie di vita, che appartengono all’Ordine francescano secolare (Ofs), braccio laicale della composita Famiglia francescana.

Un Ordine che ha ben otto secoli di vita. Benché, infatti, non si conosca con precisione né il momento della sua fondazione né il luogo in cui essa avvenne, la gran parte degli storici del francescanesimo ormai concorda sul fatto che a creare l’Ordine francescano secolare fu lo stesso santo assisiate. «Le prime biografie di san Francesco – sostiene a riguardo padre Antonio Fregona, autore de L’Ordine francescano secolare. Storia, legislazione, spiritualità – raccontano che la predicazione del santo e dei suoi frati suscitava grande entusiasmo tra tutte le categorie di fedeli e che molti gli chiedevano una norma di vita ed egli la dava a tutti, tenendo conto delle condizioni di ciascuno. Era convinto d’esser “tenuto a servire tutti e ad amministrare le fragranti parole del suo Signore” e così faceva con i gruppi laicali». D’altra parte, nella Supra montem (1289), la Bolla papale d’approvazione della Regola (l’insieme delle «norme» che, appunto, «regolano» la vita) dei fratelli e sorelle dell’Ordine dei frati della Penitenza (come inizialmente erano chiamati i francescani secolari), lo stesso Niccolò IV afferma che san Francesco istituì l’Ordine dei penitenti francescani.

Ma che cosa significa, oggi, concretamente, essere un francescano secolare? L’abbiamo chiesto a Giuseppe Failla, Ministro nazionale dell’Ordine francescano secolare d’Italia.

Msa. Giuseppe Failla, chi sono e quanti sono, oggi, i francescani secolari in Italia e nel mondo?

Failla. Oggi nel mondo si contano circa 400 mila francescani secolari; di questi, circa 60 mila sono distribuiti in Italia. L’Ofs è un Ordine, e come tale vi si accede per vocazione. I francescani secolari si riuniscono in Fraternità nelle quali sono chiamati a vivere la vita evangelica alla maniera di san Francesco, mediante la Professione e una Regola autenticata dalla Chiesa. Insieme al Primo Ordine (frati) e al Secondo (clarisse), l’Ordine francescano secolare (fino al 1978 noto come Terz’Ordine francescano), costituisce la Famiglia francescana. Queste tre componenti sono chiamate a completarsi a vicenda per la realizzazione dell’unica missione affidata al fondatore. La nostra Regola a riguardo parla di comunione vitale reciproca: penso che questa affermazione spieghi benissimo il senso e lo spirito della Famiglia francescana nella sua completezza. L’intuizione di Francesco, singolare e unica nella Chiesa, contiene potenzialità straordinarie. Tre Ordini autonomi ma non indipendenti, funzionali uno all’altro, collocati su un unico piano orizzontale e illuminati dalla luce verticale dell’Altissimo. La forma della croce di Cristo, che realizza questa immagine, probabilmente rende l’idea meglio di ogni altra cosa.

Il carisma francescano, in un mondo in così rapida evoluzione, che senso ha per i laici?

Direi che proprio in questo tempo specifico il carisma francescano diviene attualissimo e di grande valore proprio per i laici. La capacità di sperimentare la profondità dell’Amore divino, di riconoscersi figli e fratelli in un unico Padre, creature di tutte le creature animate e inanimate, porta a un atteggiamento di accoglienza e apertura del cuore verso i propri simili e verso l’intero Creato. L’esperienza della conversione personale alla radicalità evangelica testimoniata da Francesco, può soddisfare la sete apparentemente insaziabile del cuore dell’uomo di oggi e permettere una vera e propria «rivoluzione», che è vera evoluzione della persona. A ogni modo, parliamo sempre di un’esperienza vocazionale – quindi di una risposta a un invito personale preciso – la quale è di indubbia attualità soprattutto per il valore che la sua testimonianza offre alla società moderna e alla Chiesa.

Nello specifico, quale può essere la qualità di testimonianza dei francescani secolari?

Rispetto alle altre due componenti della Famiglia francescana, i francescani secolari hanno la possibilità di inserirsi in ogni piega della società, in ognuno dei contesti nei quali il laico vive naturalmente la sua quotidianità. Per questo motivo, il loro apporto diviene preziosissimo e potenzialmente oggi più incisivo rispetto a quello delle altre componenti della Famiglia francescana dalle quali pure riceve vitalità e sostegno. Nello sforzo di attualizzare e tradurre in termini contemporanei l’esperienza di Francesco, i francescani secolari divengono strumenti di pace, dialogo e speranza in una società dilaniata dalle contrapposizioni e dall’intolleranza, dal laicismo dilagante e dalla corsa alla ricchezza da raggiungere a ogni costo. La capacità di parlare al cuore dell’uomo e di avvicinare le sue solitudini, la condivisione, l’attenzione al povero e al debole e il rifiuto di ogni forma di discriminazione contraria alla giustizia evangelica, rendono i francescani secolari potenziali costruttori della «fraternità universale» e, attraverso questa, del «bene comune».

Oggi, in quale modo si caratterizza la secolarità? Non c’è, forse, il rischio di una certa clericalizzazione?

Francesco pensava a un gruppo di laici capaci di accogliere la chiamata del Signore e di farsi poveri tra i poveri e testimoni dell’Amore. Attualizzando questa esperienza e accogliendo i propositi del Concilio Vaticano II, va rivalutato il ruolo dei laici e della vocazione specifica cui essi sono chiamati, secondo il proprio carisma, nella realizzazione dell’unica missione della Chiesa. In questo senso credo che la nostra Regola, seppur approvata già nel 1978 da Papa Paolo VI, caratterizzi splendidamente il ruolo dei «secolari» ed elimini ogni complesso di sudditanza o di dipendenza da sacerdoti o religiosi. La consapevolezza di partecipare pariteticamente, seppur ognuno nel proprio ruolo, alla missione della Chiesa, va ricercata mediante una costante formazione e una crescita spirituale. La disponibilità all’accoglienza matura della propria vocazione e la continua formazione, costituiscono probabilmente l’unica via che allontana da atteggiamenti di «emulazione» dei sacerdoti o delle suore.

San Francesco seppe innescare un rinnovamento nella Chiesa del suo tempo, rimanendole sempre fedele. Che cosa insegna oggi, in tal senso, Francesco ai tanti laici credenti che non sempre si sentono «in sintonia» con la Chiesa?

Francesco riconosceva nella Chiesa la madre che lo aveva generato a Cristo, la nutrice che gli assicurava il nutrimento spirituale; per lui, seguire Cristo voleva dire camminare sulle tracce della Chiesa. Per questo si recò con i primi frati dal Papa: per essere sicuro nel cammino da seguire. Francesco non ha mai opposto il Vangelo alla Chiesa, di cui teneva in gran conto ogni insegnamento. Per lui Gesù era la via al Padre, e questa via la trovava nel governo e nella disciplina della Chiesa, a prescindere dal comportamento di coloro che la governavano; lasciava a Dio il giudizio sulla loro vita. Quando Francesco fu chiamato a «riparare la Chiesa», lo fece affidandosi a lei, amandola. L’amore è dono e Francesco si donò alla Chiesa; è sforzo di migliorarsi e sacrificio, e Francesco si offrì in tutto e per tutto, divenendo così fecondo e generando una moltitudine di figli alla Chiesa. Ecco, credo che questa esperienza e lo stile di Francesco possano essere vissuti anche oggi, in contrasto con lo spirito «contestatore» e «riformatore» che spesso anima molti laici.

Uno dei pilastri del francescanesimo è la scelta della povertà. Ma in quale modo un laico può vivere la povertà?

Può sembrare paradossale per un laico, impegnato nel mondo e con responsabilità verso altre persone – non solo familiari – vivere la povertà. Indubbiamente è una scelta controcorrente, ma indispensabile per ogni cristiano e ogni francescano in particolare. La povertà evangelica manifesta la fiducia nel Padre, attua la libertà interiore e dispone a promuovere la più giusta distribuzione delle ricchezze. Il Vangelo parla chiaramente della povertà, anche se noi, spesso, tendiamo ad annacquarlo con mille giustificazioni. Di fronte al «se vuoi essere perfetto, va’ vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri...», Francesco, che leggeva e viveva il Vangelo sine glossa (cioè «alla lettera»), ha saputo accogliere concretamente il percorso proposto da Gesù al giovane ricco. Il laico impegnato nel mondo – che deve provvedere alla propria famiglia e servire la società – ha un modo peculiare di vivere la povertà evangelica: ridurre le esigenze personali, per poter meglio condividere i beni materiali e spirituali con i fratelli, soprattutto con gli ultimi; vivere un sano «distacco» dai beni materiali, sentendosi amministratore e non padrone di essi; contrastare il consumismo e ogni ideologia che, anteponendo la ricchezza ai valori umani e religiosi, permette lo sfruttamento dell’uomo. Tutto questo, ovviamente, necessita di un impegno personale che i francescani secolari possono mantenere sempre saldo e vivo alimentandosi soprattutto nella vita di fraternità, nella preghiera, nel dialogo e nel confronto, nell’ascolto delle indicazioni della Chiesa e insieme delle istanze della società.

Quali sono le sfide, presenti e future, che attendono l’Ofs?

Sperimentiamo le fatiche e le difficoltà che vive tutta la Chiesa e che accompagnano il percorso dell’uomo. Insieme alla Chiesa sentiamo le necessità e le grida del mondo, soprattutto dei più poveri e sofferenti, e comprendiamo il valore che assume la nostra presenza e la testimonianza fedele del nostro carisma espresso in piena comunione con l’intera Famiglia francescana. Proprio per il senso di responsabilità che avvertiamo, la prima sfida che ci attende – quella presente – è rivolta a noi stessi: siamo chiamati a convertirci al mandato originario e al difficile compito di attualizzarlo.

L’impegno presente si rivolge inevitabilmente al prossimo futuro, nel quale vogliamo offrire concretamente il nostro apporto alla Chiesa, all’Uomo e al Mondo, cui proponiamo lo stile della fraternità come strumento prezioso nella ricerca del vero bene comune.            

Curiosità. L’Ofs in cattedra

La Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura-Seraphicum (Roma), in collaborazione con l’Ordine Francescano Secolare e il Tor (Terz’Ordine Regolare), ha istituito una Cattedra di Francescanesimo Secolare, giunta al secondo anno di attività.

Il progetto si propone di far conoscere e diffondere il ruolo del carisma francescano secolare nella Chiesa e nella società d’oggi, e di fornire una valida formazione a tutti coloro che vogliono rispondere alla vocazione cristiana e francescana, approfondendo tematiche quali: la vocazione francescana secolare, la fraternità come stile di vita, etica e bioetica.

I corsi sono divisi in tre anni; nell’Anno accademico 2009-2010, si terranno il venerdì pomeriggio dalle ore 15.30 alle 18.50 e il sabato mattina dalle ore 9.00 alle 12.25.

Zoom. Semplicemente fratelli

La fraternità, concretamente l’essere fratelli al di là del legame di sangue, è oggi come ieri virtù rara, che trova scarsa e limitata realizzazione. A ben guardare, se consideriamo le tre grandi parole che sono state la bandiera della rivoluzione francese: libertà, uguaglianza e fraternità, si può dire che se la prima ha avuto qualche successo e se la seconda ha preso piede almeno come enunciazione di principio, la terza arranca. La fatica ad affermarsi deriva dal fatto che mentre libertà e uguaglianza possono essere più facilmente regolamentate, per cui seguendo percorsi legislativi o tendenze della società si fanno passi in quella direzione, per la fraternità è necessario un supplemento d’anima, un risveglio di umanità, una personalissima decisione che è il riconoscimento della dignità incondizionata dell’altro e la sua accettazione nella cerchia della fratellanza. D’altra parte, riconoscersi fratelli in un tempo in cui i più mettono in discussione una comune paternità, quella di Dio, è tutt’altro che spontaneo.

Da dove cominciare allora per creare fraternità? Una risposta che oggi sembra avere credito è quella del web, di internet, la rete delle reti. La fraternità digitale si presenta come la più democratica e a portata di mano, meglio di click, e viene vantata da molti come invincibile. Il suo limite, però, è che spesso la realtà è tutt’altra cosa, perché a dare fastidio è piuttosto il vicino di casa e i conflitti da risolvere riguardano i colleghi di lavoro, i figli o i genitori, la cerchia stretta dei parenti e degli amici, i compaesani o i concittadini. Per arrivare il più lontano possibile, allora, meglio partire da chi è più vicino a noi. Essere fratelli sotto lo stesso tetto (familiare, amicale, socio-politico, ma talvolta anche «religioso») è oggi una sfida di enorme portata, ed è proprio a partire da questa sfida che l’Ordine francescano secolare d’Italia sta organizzando per fine maggio 2010 (dal 28 al 30), a Padova, un meeting tutto centrato sulla fraternità: sarà una tappa di un percorso che, prendendo spunto da una riflessione attualmente in corso nello stesso Ofs sui propri stili di vita fraterni, tenderà poi a coinvolgere l’intera società civile. Ecco il titolo: Semplicemente fratelli. Percorsi di fraternità per la società italiana. Un titolo di tutta evidenza, nel quale le parole sono pesate: semplicemente si riferisce a quella semplicità tipica del mondo francescano che non è ingenuità e tantomeno rinuncia a usare bene la testa; la vera semplicità, da non confondere con la semplificazione, si guadagna al termine di un percorso che attraversa la complessità del vivere. Fratelli è invece la riproposizione antica e sempre nuova, sul piano personale ma anche civile, di una convivenza più armoniosa, dove c’è accoglienza del diverso, attenzione agli ultimi e stile di riconciliazione. Troppe paure, qualcuna anche enfatizzata, alimentano la diffidenza e rattrappiscono il cuore, anche nella nostra Italia. Parlarne insieme dandosi appuntamento in piazza (a Padova ce n’è una davvero enorme: Prato della Valle) potrà far bene a tutti.

padre Ugo Sartorio

I libri

Antonio Fregona, L’ordine francescano secolare, Imprimenda, € 16,00

San Francesco, francescanesimo e francescani, Monografie «Credere Oggi», Emp, € 7,50

 


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