News

Pubblicato il 26 Settembre 2017

Si è spenta Carla Liliana Martini, una delle ultime testimoni della “Catena di salvezza” di p. Placido Cortese

I funerali della padovana che contribuì a salvare la vita di ebrei, internati e perseguitati dal nazifascismo si terranno il 27 settembre a Zanè (VI).

Seguici su

Si è spenta ieri mattina Carla Liliana Martini, un’altra preziosa collaboratrice della “Catena di salvezza”, il movimento fondato a Padova nel settembre 1943 dal Servo di Dio padre Placido Cortese, all’epoca direttore del Messaggero di sant’Antonio, per salvare la vita di ebrei, internati e perseguitati dal nazifascismo.

Il movimento di carità organizzato in segreto sotto le cupole del Santo, ebbe come protagoniste molte giovani donne, tra cui appunto Carla Liliana, l’ultima delle sorelle padovane Martini. Con padre Cortese e le sorelle Renata, Lidia e Teresa (deceduta nel dicembre scorso), altri giovani coraggiosi, Carla Liliana rischiava quotidianamente la propria vita per salvare quella di ebrei, perseguitati dai regimi dittatoriali, rifugiati, civili senza colpa. Per questo, Carla Liliana pagò con il carcere e il lager.

funerali saranno celebrati domani, mercoledì 27 settembre, alle ore 10.30, nella Chiesa parrocchiale di Zanè (VI), dove abitava. Vi parteciperanno alcuni frati della Basilica di sant’Antonio.

«Ognuno di noi, conserva un ricordo vivissimo di quella coraggiosa donna – commenta padre Giorgio Laggioni, vicepostulatore della causa di canonizzazione di padre Cortese – Rimane indelebile tutto quello che lei, assieme alle sorelle e ad altre donne, ha saputo fare collaborando alla mirabile “Catena di salvezza” che ha visto il nostro Servo di Dio padre Placido Cortese tra i protagonisti principali. Ci resta, oltre ai ricordi personali, la sua preziosa testimonianza al processo di beatificazione di padre Cortese, ampiamente riportata nella “Positio”, allo studio dei consultori storici e teologi della Congregazione delle Cause dei Santi ».

Come ha ricordato alcuni anni fa dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarellaqueste donne incarnarono la «dimensione popolare» e quella «fraterna collaborazione» tra persone di idee politiche diverse che, dopo l’8 settembre 1943 molto contribuì a recuperare nel nostro Paese la «dignità smarrita» (discorso per il 25 aprile 2015 a Milano).


Carla Liliana Martini nasce nel 1926, undicesima di dodici fratelli. Dopo l'8 settembre '43 opera nella rete di solidarietà che aveva il suo riferimento in padre Cortese. Arrestata nel marzo 1944 con altre donne e la sorella, venne prima incarcerata a Venezia, quindi deportata nel lager di Mauthausen e, poi, nel campo di lavoro obbligatorio di Linz. Nel giugno 1945 fa ritorno con la sorella a Padova: appena scesa dal camion in Prato della Valle, corre con Teresa al Santo dove scopre che padre Cortese era stato rapito dalla Gestapo nell’ottobre del ‘44.
Dopo la Liberazione sarà riconosciuta partigiana della Brigata Pierobon. Terminati gli studi, si sposò con Carlo De Muri e si trasferì a Zanè, dedicandosi all'insegnamento. Solo molti anni dopo la prigionia Carla Liliana riuscì a raccontare di quei terribili anni per «cancellare l’odio con l'amore». Negli anni recenti Carla Liliana si recava in moltissime scuole e biblioteche a parlare ai giovani della Resistenza e di quanto accadutole. Quei ricordi confluirono anche in un libro (Catena di salvezza, ed. EMP 2005).